Scuola media · anno 2026/27 · versione di prova
MappAI, dalla scheda alla classe
La guida che accompagna la sperimentazione: che cosa fa l'app, come si usa passo per passo, e che cosa non sa ancora fare. Ogni immagine è una fotografia vera, scattata su una classe di prova; ogni parola fra «virgolette» è quella che leggerai a schermo.
Scritta da Giacomo Meschini (giacomo@insegnai.ch) per i docenti che provano MappAI nell'anno scolastico 2026/27. Le fotografie sono del 23 agosto 2026: l'app cambia ogni settimana, quindi qualche dettaglio potrà essere diverso sul tuo schermo, mentre i nomi dei comandi restano quelli.
Perché MappAI
Una scheda, una classe, venti ritmi
Hai una scheda sull'elettricità, quattro pagine con due schemi e un glossario in fondo, e davanti hai una quarta media: chi la legge in dieci minuti e chiede altro, chi si ferma alla seconda pagina, chi capirebbe tutto se qualcuno gliela leggesse a voce, chi ha bisogno di vederla disegnata prima di poterla studiare. La scheda è buona; il problema è che arriva a tutti nello stesso modo, e tu non hai il tempo di riscriverla quattro volte.
MappAI nasce da questo punto, non da un'idea di didattica nuova. Non ti chiede di cambiare il modo in cui fai lezione, né di costruire la tua ora attorno a un programma: parte dalla tua scheda, quella che useresti comunque, e ne ricava in pochi minuti una famiglia di materiali che dicono le stesse cose per strade diverse. Li chiamo meta-materiali, perché non sono un contenuto in più ma il tuo contenuto in altre forme: una mappa che ne mostra la struttura; fogli con i titoli dei nodi, da soli o con le parole chiave o con la spiegazione intera, per ricostruire la mappa a mano con più o meno aiuto; domande che guardano lo stesso argomento da angoli diversi (una definizione, una causa, un confronto, un'eccezione); schede da ritagliare; una sintesi pensata per chi legge a fatica, che si può anche ascoltare.
Così la differenziazione smette di essere un lavoro di sera. Lo stesso argomento arriva per più canali (letto, ascoltato, disegnato, ricostruito con le mani, messo alla prova) e tu scegli chi riceve che cosa, senza preparare tre lezioni per farne una. L'allievo che legge a fatica ha la sintesi e la voce; chi ha bisogno di una struttura ha la mappa e i fogli coi titoli; chi corre ha le domande difficili. Sono materiali tuoi, stampati o a schermo, e li usi nella lezione che avresti fatto comunque.
La mappa non è il punto d'arrivo
Sarebbe facile fraintendere: MappAI disegna mappe, dunque serve a dare agli allievi una mappa già pronta. È quasi il contrario. Una mappa consegnata finita insegna poco, perché tutto il lavoro che conta (richiamare ciò che si sa, scegliere che cosa è importante, mettere i concetti in ordine di generalità, collegarli e saper dire perché sono collegati) l'ha già fatto qualcun altro. Per questo i materiali di MappAI sono graduati: si parte dai fogli con la spiegazione completa, si passa alle sole parole chiave, si arriva ai soli titoli, e in mezzo puoi mescolare, dando la versione piena ai concetti più ostici e quella nuda a quelli che la classe dovrebbe già padroneggiare. L'aiuto si ritira a mano a mano che cresce l'autonomia; alla fine resta l'esercizio che vale di più, spiegare a parole i legami fra i nodi.
La mappa, insomma, è l'occasione; il lavoro della testa lo fanno gli allievi, e l'app serve a fartelo preparare in un'ora invece che in una settimana.
Inclusione come requisito, non come opzione
L'app è pensata per studenti con dislessia, disturbi dell'attenzione, difficoltà visive e per chi li accompagna, ma la cosa che ho imparato è che un materiale fatto bene per loro è un materiale migliore per tutti: i caratteri scelti per essere letti, la sintesi in frasi brevi, la voce che legge, il testo che si ingrandisce, la riga di lettura che guida l'occhio. Questi strumenti sono dentro l'app e dentro i materiali che produce, non un pannello a parte; li troverai descritti nei capitoli che seguono, sempre con il nome esatto che hanno a schermo.
L'intelligenza artificiale lavora sotto i tuoi occhi
MappAI usa un modello di intelligenza artificiale per leggere la scheda e proporre la struttura, le domande, le sintesi. Lo fa sotto i tuoi occhi: ogni cosa che genera si può aprire, correggere e rigenerare, e l'autorità sui contenuti resta tua. Gli allievi non entrano nel giro: per fare la mappa il modello riceve il testo della scheda e, se lo vuoi, il livello di lettura della classe, mai nomi. L'unica eccezione è il tutor di una voce quando hai attivato la scheda di un singolo allievo, dove entrano il suo soprannome e la sua età (il capitolo 2 spiega come evitarlo). I materiali, le mappe e tutto il resto restano sul tuo computer, in cartelle normali che puoi aprire e copiare. Il capitolo 2 dice con precisione che cosa esce verso il modello e che cosa no.
Che cosa questa versione non sa fare
Quella che provi è una versione di prova, e lo dico perché è il patto di questa guida: ciò che oggi l'app non sa fare, o non fa ancora bene, lo farà domani, e lo farà meglio dopodomani. Il ciclo è questo da mesi; l'app è cresciuta sulle osservazioni di insegnanti e pedagogisti che l'hanno vista lavorare, e crescerà sulle tue. Troverai quindi un capitolo intero dedicato a ciò che manca, e in ogni capitolo una nota su ciò che è ancora acerbo, perché preferisco che tu non lo scopra a metà lezione. Quando qualcosa non va, la voce «Segnalazione» nella Cabina dell'app è la strada più corta per farmelo sapere, e il capitolo 10 spiega come usarla.
Come leggere questa guida
I capitoli seguono la giornata di un docente: che cosa serve per cominciare, la classe, una scheda che diventa mappa, i materiali che ne escono, come si consegnano, come si proiettano. Ogni etichetta scritta fra «virgolette» è quella che leggerai a schermo, e ogni immagine è una fotografia vera dell'app, scattata su una classe di prova (la «4R», con venti allievi che sono animali e numeri, non persone). Le immagini si ingrandiscono con un clic. Alla fine c'è un'appendice sulle attività via QR, che sono sperimentali e non abilitate all'uso in classe per questo avvio d'anno: le mostro perché tu sappia dove va l'app, non perché tu debba provarle adesso.
Cosa serve per iniziare
Un computer, un file, un codice
MappAI è un programma che si installa sul computer del docente: su un Mac (da macOS 12 in su) o su un PC con Windows 10 o 11. Non si scarica da un sito: il file di installazione te lo mando io, insieme al codice di sblocco del capitolo 3. Su Mac esistono due versioni, una per i Mac con chip Apple (M1, M2, M3, M4) e una per quelli con chip Intel; lo leggi dal menu Mela, «Informazioni su questo Mac». Il programma occupa circa trecento megabyte, più lo spazio delle mappe che farai.
Alla prima apertura il sistema ti avvertirà che l'app non viene da uno sviluppatore registrato: è normale, perché la versione di prova non è ancora stata depositata presso Apple o Microsoft. Su Mac si va in Impostazioni di Sistema, «Privacy e sicurezza», e si preme «Apri comunque»; su Windows, nell'avviso blu, «Ulteriori informazioni» e poi «Esegui comunque».
Le fotografie di questa guida sono fatte su un Mac. Su Windows l'app è la stessa, con due differenze che conosco: i bottoni dicono «Apri nel Finder» ma aprono Esplora file, e le foto dell'iPhone nel loro formato originale (HEIC) non si possono usare come fonte, vanno prima salvate come JPG. Se ne trovi altre, segnalamele.
La chiave di Google
L'intelligenza artificiale che legge le schede non sta dentro l'app: è il servizio Gemini di Google, e per usarlo serve una chiave personale, una lunga sigla che Google ti dà gratis e che tu incolli una volta sola nell'app. La chiave gratuita ha un limite di richieste al minuto e al giorno, ma per una sperimentazione basta e avanza (il conto lo faccio nel prossimo paragrafo). Si ottiene così: nell'app, dalla «Cabina» (il cerchio in alto a sinistra), voce «Impostazioni AI»; lì trovi «Google Gemini» già selezionato e il bottone «Come ottenerla?», che apre la pagina di Google dove, con un account Google qualunque, premi «Create API key» e copi la sigla. La incolli nel campo «Inserisci chiave Google Gemini...» ed esci dal campo: la tendina «Modello AI» si riempie da sola, e sotto compare il cartellino «🆓 Gratuito (con limiti)».

Perché così non esiste un conto di MappAI in mezzo: quello che chiedi all'AI lo chiedi tu, con la tua chiave, e se un giorno vorrai una chiave a pagamento (per togliere i limiti) la paghi a Google, non a me. L'app non fattura niente e non rivende niente.
Quanto costa, quanto dura
Con la chiave gratuita tutto costa zero franchi. Con una chiave a pagamento i numeri misurati sulle mappe vere sono questi: una mappa come «Elettricità» (41 voci, da un PDF di ventiquattro pagine) costa fra cinque e sedici centesimi e impiega uno o due minuti; i materiali di base (quiz, flashcard, fogli dei nodi, sintesi) fra uno e quattro centesimi in circa tre minuti; le domande in sette angolazioni diverse fra cinque e sedici centesimi in un quarto d'ora; la voce naturale su una sintesi intera una ventina di centesimi. Un pomeriggio di lavoro sta sotto il franco.
Il limite della chiave gratuita si misura in richieste: una mappa ne fa una decina, i materiali di base una ventina, le sette angolazioni fra sessanta e ottanta. I numeri esatti del tuo piano li leggi nella pagina di Google («AI Studio», sezione «Rate limits»), e il contatore giornaliero si azzera alle nove del mattino ora svizzera. Quando il limite è raggiunto, Google risponde «aspetta»: per le mappe, se il limite scatta all'inizio l'app te lo mostra con un messaggio di errore in inglese (capitolo 12), mentre se scatta a metà la mappa si chiude come se fosse riuscita ma con rami vuoti che contengono solo una voce «Approfondimento …», e in quel caso va rigenerata; per la voce naturale, invece, l'app ti dice in italiano che il credito del giorno è finito.
Cabina › «Consumi AI» tiene il conto di ogni richiesta, mappa per mappa, con una stima in franchi di quello che avresti speso con una chiave a pagamento: è un'indicazione, perché i prezzi che l'app conosce sono più bassi di quelli attuali di Google, e la voce naturale è contata come se fosse testo. Il registro è un file sul tuo computer e non parte mai da solo.
Che cosa esce dal computer e che cosa no
L'app non ha un account, non ha un suo server e non sincronizza niente: le mappe, i materiali, le classi e i registri sono cartelle e file normali dentro «Documenti», sul tuo computer (capitolo 11). Verso l'esterno parte solo ciò che chiedi di generare, e solo verso Google con la tua chiave. In dettaglio:
| Gesto | Esce verso l'AI | Non esce |
|---|---|---|
| Generare una mappa | il testo della scheda (estratto sul tuo computer dal PDF), il titolo, le istruzioni dell'app e, se hai scelto una classe, il suo livello di lettura: grado, registro e le note della classe | il nome della classe, il tuo nome, i nomi degli allievi, la cartella dove sta il file |
| Una fotografia (capitolo 9) | l'immagine ridotta, il nome del file e la nota che scrivi tu | — |
| Quiz, flashcard, domande | i titoli e i testi della mappa (non la scheda originale), più il livello di lettura | nomi |
| La sintesi | come sopra, e in più i brani della scheda che la mappa ha collegato a quelle voci | nomi |
| Il tutor AI di una voce | il testo della voce, i brani della scheda collegati a quella voce, la tua domanda e, se hai attivato la scheda di un allievo, il suo soprannome, l'età e la classe | — |
| Il tutor AI della mappa (nella colonna) | tutta la mappa, titoli e testi, e le tue domande | i brani della scheda, nomi |
| Le attività via QR (domande, quiz, lavagna) | niente: telefoni e computer si parlano sulla rete dell'aula. Fa eccezione il tutor via QR, dove le domande che gli allievi scrivono al telefono vanno all'AI (senza nome, animale o numero); e se nel riquadro «Rete studenti» scegli «Internet» invece di «WiFi aula», la sessione passa da un server svizzero | tutto il resto |
Se crei la scheda di un singolo allievo (ruolo «Docente di sostegno / OPI», capitolo 10) dagli un soprannome di fantasia, non il nome vero: è l'unico caso in cui un nome entra nelle richieste all'AI, nel tutor del nodo. Le classi invece viaggiano come «Classe: 4ª · livello: Scuola Media.», più la materia, il registro e le note che hai scritto, mai col loro nome.
Se invece vuoi vedere come quelle richieste nascono, il capitolo 13 apre il cofano: che cosa l’app prepara da sola e che cosa chiede all’AI, mossa per mossa.
I testi completi di «Privacy» e «Termini & Condizioni» stanno nella Cabina, alle voci omonime, e dicono quello che il programma fa davvero; li ho riletti contro il codice prima di scrivere questa tabella.

Internet, e la rete dell'aula
L'app si apre e si usa anche senza rete: la rete serve quando chiedi qualcosa all'AI, e per due dettagli: le faccine a colori, che senza rete escono nello stile del sistema, e le formule di matematica, che senza rete restano scritte in codice (per esempio $x^2$) invece di essere disegnate. Le attività col QR dell'appendice chiedono invece che il computer e i telefoni degli allievi stiano sulla stessa rete Wi-Fi: la rete della scuola spesso lo impedisce, e l'app stessa consiglia un router d'aula o la connessione condivisa dal computer.
La prima apertura
Il codice di sblocco
La prima volta che apri MappAI trovi una schermata scura con un riquadro: l'app è legata al computer su cui gira, e per sbloccarla serve un codice che vale solo per quel computer. Il riquadro mostra l'«ID Macchina», dieci caratteri che identificano la tua macchina; con il bottone accanto («Copia ID») lo copi e me lo mandi per email a giacomo@insegnai.ch. Io ti rispondo con il codice: lo incolli nel campo «INSERISCI SBLOCCO», premi «Sblocca Software» (o Invio), e il velo sparisce. Non dovrai rifarlo, nemmeno dopo un aggiornamento; lo rifarai solo se cambi computer.

Va benissimo. Quando la riapri trovi lo stesso riquadro, con lo stesso ID. L'unica cosa che perdi è una finestra che sarebbe comparsa subito dopo lo sblocco, «Organizza i documenti di MappAI»: propone di raccogliere tutto ciò che l'app scrive in una cartella sola, «MappAI - file», dentro Documenti. Se non la vedi, o se l'hai chiusa con «Più tardi», la stessa scelta si fa dalla Cabina, voce «Profilo insegnante», riquadro «Gestione cartelle», bottone «Scegli la posizione». Te lo consiglio: da lì in poi ogni cosa ha un posto (capitolo 11).
La prima pagina
Sbloccata l'app, la prima pagina è quasi vuota: il marchio al centro, e in alto a sinistra due cose sole. Il cerchio è la «Cabina», la pagina delle impostazioni (profilo, classi, chiave dell'AI, consumi, segnalazioni); la parola «Cosa» è il menu da cui si va dappertutto. Premendola compaiono le tre sezioni dell'app: «Crea», dove una scheda diventa mappa e materiali; «Elabora», dove i materiali si correggono e se ne fanno di nuovi; «Insegna», dove si ritrovano per classe, si stampano e si proiettano. La parola «Cosa» si trasforma poi nel nome della sezione in cui sei, e resta il modo per cambiarla.



- «Cabina»: profilo, classi, chiave dell'AI, consumi, aspetto, segnalazioni.
- «Cosa»: il menu delle tre sezioni.
Prima di fare qualunque altra cosa, entra nella Cabina e incolla la chiave di Google (capitolo 2): senza, la prima generazione si fermerà con l'avviso «Inserisci un'API Key AI per continuare.». Poi, se vuoi, crea la tua classe (capitolo 4); non è obbligatorio, perché una mappa si può generare anche «Generico (nessuna classe)», ma con la classe i materiali finiscono nella cartella giusta e l'AI scrive al livello giusto.
La classe
In MappAI una classe è tre cose insieme: una cartella (tutto ciò che generi per lei finisce in «Mappe › 4R › Scienze»), una taratura (l'AI scrive al livello di quella classe, con le note che le hai dato) e un elenco di allievi senza nomi, che serve solo alle attività col telefono dell'appendice. Si crea dalla Cabina › «Classi» › «Crea profilo».

Il riquadro «🎯 Taratura AI» è quello che cambia il modo in cui l'AI ti parla. La tendina del registro ha tre voci, «Semplice (BES/DSA, primo biennio)», «Standard (medie / biennio)» e «Ricco (liceo / triennio)»; sotto, le «Note di taratura» sono una riga libera, e l'esempio che l'app suggerisce dice tutto: «3 DSA, 2 alloglotti; esempi dallo sport; evita metafore astratte». La taratura cambia il linguaggio, non i fatti. Il registro e le note entrano per intero nella sintesi e nei materiali che chiedono la versione adattata; alla mappa arriva solo il grado della classe («studenti di 4ª · Scuola Media»), e solo quando una classe è attiva — se ne occupa l'app, non devi accendere niente. Le note entrano nelle richieste all'AI così come le scrivi: descrivi bisogni linguistici, non diagnosi.
Le materie che vedi fra le «Discipline insegnate in questa classe» vengono dal tuo profilo: se la lista è vuota, torna in «Profilo insegnante» e aggiungile con «Aggiungi materia». Poi «Crea classe»: l'app salva la classe e scrive subito il foglio delle tessere («Foglio credenziali salvato in Classi/4R»).

Nella tabella «Profili classe» un clic sulla riga rende la classe attiva (il pallino si accende, e in basso compare «Contesto attivo: classe 4R»); «Generico» la spegne. La classe attiva è quella che CREA, ELABORA e INSEGNA prendono come contesto, e si può cambiare anche da lì, con le tendine «Chi:» e «Cosa:» o coi filtri «Classe?» e «Materia?».
La voce «Allievi» della Cabina serve a chi fa sostegno: una scheda per un singolo studente, con età, grado e note, che si attiva al posto della classe quando prepari materiale per lui. Le mappe fatte con un allievo attivo finiscono in una cartella sua, «Allievi › nome», non fra quelle della classe. Per la sperimentazione di settembre basta la classe.
CREA: dalla scheda alla mappa
«Cosa» › «Crea» apre la pagina in cui una scheda diventa una mappa e i materiali. Tre cose da riempire, poi il bottone verde: la fonte, il genere e il tema, per chi.
«Documenti» → il PDF della scheda · «Mappa Mentale» → il «TEMA CENTRALE:» · il riquadro giallo «Chi:» e «Cosa:» → «Genera materiali». Di partenza nascono la mappa e le domande (a scelta multipla e aperte, nelle sette angolazioni): un quarto d'ora e sessanta-ottanta richieste all'AI. Sintesi, flashcard e voce si fanno dopo, in ELABORA (capitolo 7), quando la mappa è corretta.

1 · La fonte
Il primo riquadro a sinistra è il bottone «Documenti» (mostra solo l'icona finché non ci passi sopra). Premendolo si apre subito la finestra del Finder: scegli il PDF della scheda, e il file compare nell'elenco a destra con il suo peso. L'app legge i PDF sul tuo computer e ne estrae il testo prima di chiedere qualunque cosa all'AI; accetta anche file di testo, Word (.docx) e le fotografie (capitolo 9). Puoi caricare più file insieme: entreranno tutti nella stessa mappa.

2 · Il genere e il tema

- «Mappa Mentale»: un tema al centro e i rami che si aprono. È quella giusta per una scheda.
- «Knowledge Graph»: una rete di concetti collegati fra loro, senza un centro. Serve per testi che parlano di molte cose alla pari; per settembre lasciala stare.
- «TEMA CENTRALE:» è il titolo della mappa e della sua cartella. Scrivilo tu, breve: «Elettricità», non «Scheda 2.1 sull'elettricità».
3 · Per chi, e il bottone verde
Il riquadro giallo chiede «Chi:» (la classe, o un allievo) e «Cosa:» (la materia). Finché non rispondi, il bottone verde resta spento e ti dice perché: «Genera materiali — Scegli prima CHI: una classe o un allievo». La scelta fa due cose: decide la cartella («Mappe › 4R › Scienze») e accende la taratura della classe.


- «Chi:»: la classe 4R.
- «Cosa:»: la materia, fra quelle della classe.
- Il bottone che genera. Di partenza è verde e dice «Genera materiali», perché insieme alla mappa nascono anche le domande; quando non è previsto nessun materiale diventa blu, «Genera Mappa». Come gli altri riquadri mostra la sola icona finché non ci passi sopra (nella fotografia il puntatore è lì, ed è per questo che si legge la scritta).
4 · Generare
Col bottone verde «Genera materiali» l'app parte subito, con la classe e la materia del riquadro giallo. Col bottone blu «Genera Mappa» chiede prima un'ultima conferma, «Per chi è questa mappa?», con la classe e la materia già compilate: la risposta resta ferma per tutta la generazione e decide la cartella. Poi «Genera».

Da qui in poi l'app lavora da sola: uno o due minuti per la sola mappa, un quarto d'ora con i materiali di partenza (le domande nelle sette angolazioni). Un velo copre la pagina con il cronometro («MappAI sta lavorando... (12s)») e racconta le fasi: col bottone verde prima «Genero la mappa…», poi «Google Studio: Individuazione delle Macro-Categorie...» e «Mappa HD - Fase 3/3: Generazione Ramo "Circuiti Elettrici Base" (Ramo 1/5)...». Nel frattempo, in alto a destra, una piccola girandola con il nome della mappa ti dice che sta lavorando, e puoi andare altrove: le sezioni «Elabora» e «Insegna» restano chiuse col lucchetto finché non ha finito («Sto generando «Elettricità»: si riapre appena è pronta.»), ma la Cabina e la pagina CREA si possono guardare. Puoi anche lasciare il computer al lavoro e tornare dopo. A fine lavoro, se sei rimasto in CREA, la mappa si apre sullo schermo; se eri altrove, un avviso dice «Il progetto «Elettricità» è pronto: lo trovi negli elenchi, marcato NUOVO.». Sul disco, intanto, è nata la cartella «Mappe › 4R › Scienze › Elettricità».



Quando il velo se ne va la mappa è pronta, ma i materiali possono continuare in sottofondo per qualche minuto: te lo dice la girandola in alto. La finestra «Materiali generati» compare quando è finito tutto davvero.
Non c'è un bottone per annullare una generazione avviata: aspetta che finisca. E non c'è ancora un preventivo a schermo di quante richieste costerà: il conto del capitolo 2 serve a questo. Entrambe sono in lista per le prossime versioni.
Se ti incuriosisce che cosa accada dietro il velo, il capitolo 13 lo racconta mossa per mossa, con le stesse scritte che hai appena visto passare.
Leggere la mappa
Una mappa appena generata, o aperta da INSEGNA col bottone «Mappa», si presenta ordinata ad albero: il tema in alto, i rami principali sotto, i sotto-argomenti in fila. È la vista pensata per leggere e per stampare. A sinistra c'è la colonna con l'indice dei rami; in basso al centro la barra dei comandi; in alto a destra l'occhio degli strumenti per leggere meglio; in basso a sinistra il bottone delle azioni rapide.

- Il bottone che nasconde e mostra la colonna.
- Le sette linguette della colonna: «Indice», «Note», «Studio», «Finder» (la ricerca), «Tutor AI», «LIM», «Vista studio».
- La barra della mappa (sotto).
- «Strumenti Compensativi»: l'occhio.
- «Azioni Rapide», fra cui «Home» per uscire.
La barra

- «CENTRA» riporta la mappa al centro, alla misura di partenza.
- La vista: a ogni pressione cambia, «ALBERO» → «FASCI» → «DAG» → «MAPPA». Albero è la lettura; Fasci raggruppa i rami come ventagli; DAG mostra anche i collegamenti trasversali fra rami diversi; Mappa è la mappa libera, con i cerchi che si muovono e si possono trascinare.
- Le parole sulle frecce: «INTERE» → «NO» → «BREVI». Sono i verbi che dicono perché due voci sono collegate («include», «regola», «misura»): con gli allievi più giovani spegnerle aiuta a leggere la struttura, riaccenderle è l'esercizio.
- «MOSTRA FINO AL LIVELLO»: nasconde i rami più profondi senza cancellarli. In fondo alla corsa dice «tutti».




Una voce della mappa
Un clic sinistro su una voce la mette a fuoco: la mappa si avvicina, i vicini si accendono e il resto sbiadisce, e si apre la «Scheda Focus» con il testo completo di quella voce, scritto dall'AI a partire dalla scheda, e in fondo le frasi della fonte da cui è stato ricavato («Fonti e Note Approfondite»). È il testo che finirà nei fogli dei nodi, nei quiz e nella sintesi: se qui c'è un errore, correggilo qui, con la matita in alto a destra.

Un clic destro apre il menu di modifica. Le voci che userai: «Leggi ad alta voce»; i tre stati di studio («Da studiare», «Ripasso necessario», «Imparato!»), che colorano un semaforo sulla voce; «Edit Contenuto» e «Rinomina»; «Aggiungi Figlio» per una voce nuova sotto questa; «Crea Link» per collegare due voci con una parola a tua scelta; «Fondi con...» per unire due voci doppie; «Elimina Nodo». Ogni modifica si salva da sola.


La «Vista studio» e il PDF della mappa
L'ultima linguetta della colonna, «Vista studio», raccoglie le regolazioni della vista, e il pannello cambia con la vista in cui sei. Dentro «ALBERO», «FASCI» o «DAG» regoli quanto spazio fra i livelli, quanto grandi le schede e il testo, se mostrare le parole sulle frecce, e in fondo «Esporta PDF (A4)» stampa la vista a schede su un foglio A4 orizzontale. Con la mappa libera («MAPPA») il pannello è più corto: la scelta della vista, «Mostra fino al livello», le parole sulle frecce, le due scale del testo, due spunte, il bottone «Esporta PDF della mappa» e, per ultimo, «Ripristina il layout fissato». Il PDF della mappa è nitido a qualunque ingrandimento, e lo trovi nella cartella Download del computer con un nome come «MM-Elettricità - Space Mono-4ª-00.pdf»: il tipo di mappa, il titolo, il carattere con cui l'hai esportata, la classe e un numero progressivo.

Gli strumenti per leggere meglio
L'occhio in alto a destra apre gli «Strumenti Compensativi»: «Inverti Colori», «Riduci Contrasti», «Contrasti Elevati», «Scala di Grigi», «Interlinea Testo», «Riga di Lettura» (una striscia che segue il mouse), «Testo x1» (che a ogni pressione passa a «x1.5» e «x2») e «Ascolto Testo». Valgono sulla mappa e sulle schede delle voci; quando esci dalla mappa si mettono in pausa da soli, e tornano accesi come li avevi lasciati quando ne riapri una. Il carattere dell'intera app, invece, si sceglie nella Cabina (capitolo 10).


Uscire
Il bottone in basso a sinistra apre le «Azioni Rapide». Ne userai poche: «Materiali di studio» (la stampa della mappa e i materiali, che però sono più comodi da ELABORA), «Elabora (co-docente)» che porta in ELABORA su questa mappa, «Annulla» che torna indietro di un passo, e «Home», che salva tutto, riscrive la cartella della mappa e torna alla prima pagina (o a INSEGNA, sulla stessa mappa, se l'avevi aperta da lì). «Sincronizza Vault» riscrive subito la cartella della mappa, come fa «Home» ma senza uscire. Le altre voci («MappAI Live», «Studio attivo», «Knowledge Garden», «Graph manager», «Revisione») riguardano funzioni sperimentali o di servizio: l'appendice spiega la prima, il capitolo 12 le altre.

Ogni due minuti e a ogni modifica l'app salva una copia di lavoro; «Home», «Sincronizza Vault» e l'uscita dall'app con ⌘Q (o «Quit MappAI» dal menu in alto a sinistra, che è quello di serie e parla inglese) riscrivono la cartella su disco. Se chiudi solo la finestra col bottone rosso resta la copia di lavoro, ma la cartella non viene aggiornata: prima di chiudere, passa da «Home».
ELABORA: i materiali
«Cosa» › «Elabora» è la pagina dove i materiali si guardano, si correggono e se ne fanno di nuovi. A sinistra la colonna «Progetti» elenca le mappe della classe e materia scelte coi filtri «Classe?» e «Materia?» (o tutte, con «mostra tutti»); un clic su una mappa riempie l'area con le sue tabelle, una per genere: «Fonte», «Sintesi», «Fogli dei nodi», «Catena dei perché», «Quiz», «Flashcard», «Altri materiali».

- I filtri «Classe?» e «Materia?».
- La mappa scelta, nella colonna «Progetti».
- «Crea nuovo»: un documento in più.
- Le tabelle, per genere. Sulle righe che puoi correggere (quiz, flashcard, domande aperte, sintesi, fogli dei nodi, catena) trovi «Modificabile», la data e l'icona «Fai una copia»; le righe di «Fonte» e di «Altri materiali» dicono solo il tipo di file e la data.
Creare un documento
«Crea nuovo» apre «Crea un documento» con quattro strade. «Foglio dei nodi» e «Catena dei perché» si costruiscono dalla mappa senza chiedere nulla all'AI; «Sintesi» chiede all'AI un testo disteso di un ramo o di tutta la mappa, con le citazioni alla fonte; «Quiz, Domande aperte e Flashcard» apre un percorso in tre passi.




L'ultimo passo, «Genera con l'AI», è quello in cui decidi davvero: «Su quale area» (tutta la mappa o un ramo solo); per i quiz e le domande aperte le «Angolazioni», otto spunte (le flashcard non le hanno: un foglio solo), dove ognuna spuntata produce un foglio a sé sullo stesso materiale, con la riga che ti dice quanto costa, «2 fogli · circa 10 chiamate all'AI»; «Quante domande per area»; per le domande aperte, «Domande d'avvio (%)», la quota di domande che si risolvono con un concetto solo (la differenza non si vede sul foglio degli allievi, solo sulle tue tracce di correzione); un «Nome (facoltativo)» che entra nel nome del file. Poi «Genera»: il primo foglio si apre nell'editor e gli altri compaiono nelle tabelle, con l'avviso «si correggono in ELABORA, si stampano da INSEGNA».

L'editor: tre gesti
Un clic su una riga apre il documento in anteprima; «Modifica» lo apre nell'editor. Qui ogni domanda si può riscrivere, spostare, eliminare; si segna la risposta giusta; nelle domande aperte si scrivono la «Traccia» (che compare solo nella tua copia) e le «Righe» di spazio per rispondere. La barra in alto ha pochi bottoni, e tre gesti diversi che vale la pena distinguere:

- «Salva ed Esci» (il bottone «Esci» cambia nome quando c'è qualcosa da salvare) conserva le tue correzioni nella versione modificabile, senza fare il PDF: in INSEGNA non compare niente di nuovo (una sintesi aperta da un file riscrive quel file).
- «Stampa» apre la finestra di stampa del sistema su una copia usa e getta: niente resta nella cartella. Per un quiz chiede «Con soluzioni» (la copia del docente) o «Senza soluzioni»; per le domande aperte «Con le tracce» o «Senza tracce»; per le flashcard propone quattro carte per foglio con le linee di taglio.
- «Crea PDF» scrive il file nella cartella della mappa, in «Materiale Studio», ed è da lì che INSEGNA lo vede. Se il documento non ha ancora un nome ti chiede «Che nome dai a questo materiale?»: la prima parte del nome la mette l'app («Domande-aperte-Elettricità»), tu aggiungi come lo riconoscerai («verifica di ottobre»).

La sintesi e la voce
La sintesi è il testo disteso della mappa, scritto dall'AI con i richiami numerati alle fonti, ed è il materiale pensato per chi legge a fatica: frasi brevi, per ogni ramo una sezione di pochi paragrafi con il suo titolo, un carattere ad alta leggibilità se lo vuoi. Nel suo editor c'è un bottone in più, «Voce»: registra la lettura ad alta voce con la voce naturale di Google e la incorpora nel documento, così l'allievo lo apre sul telefono e ascolta mentre il testo si evidenzia. Se la sintesi è lunga (da una dozzina di blocchi in su), prima di partire l'app ti dice che cosa costa («78 blocchi di testo da leggere · circa 79 chiamate all'AI · circa 12 minuti»), mentre su un ramo breve parte subito; si può annullare a metà senza perdere i pezzi già fatti; i pezzi registrati restano in memoria per sette giorni, e il giorno dopo riprende da dove era arrivata. La copia con la voce si chiama «Sintesi-voce-Elettricità - TM Sans.html» (in coda, il carattere del documento) ed è quella che consegni; il bottone «HTML» la scarica come file unico, che funziona anche senza rete.

Se cambi il testo dopo la registrazione, l'app ti avvisa che la voce va rifatta. Correggi prima, registra dopo, e su una sintesi lunga registra un ramo alla volta.
Le copie e i nomi dei file
L'icona «Fai una copia» su una riga crea una seconda versione del documento con un nome suo (l'app propone «2»): è il modo di fare una verifica per il recupero partendo da quella della classe. Solo le copie si possono eliminare, e l'eliminazione chiede di riscrivere il nome esatto; l'originale della mappa resta sempre.

I file che l'app scrive hanno nomi che dicono che cosa sono e con quale carattere: «Quiz-MC-Elettricità - TM Sans.pdf» (scelta multipla), «Quiz-VF-…» (vero o falso), «Domande-aperte-Elettricità-causa - TM Sans.pdf» (con l'angolazione), «Flashcard-…», «Foglio-nodi-Elettricità-title - …», «Catena-dei-perche-…», «Sintesi-Elettricità - TM Sans.html». Il carattere sta sempre in coda, anche quello di partenza (« - Space Mono»): così due versioni con caratteri diversi restano affiancate invece di sovrascriversi.
INSEGNA: ritrovare, stampare, proiettare
«Cosa» › «Insegna» è la pagina della lezione: qui non si genera niente, si ritrova. La colonna a sinistra elenca le «Mappe» (l'icona dice se è una mappa ad albero, una rete o una fotografia), filtrate dalla classe e dalla materia scelte con «Classe?» e «Materia?»; sotto, tre voci fisse, «Lavagna», «Attività LIVE» e «Stampabili».

- I filtri; «mostra tutti» li azzera.
- «Mappa»: apre la mappa sullo schermo (capitolo 6).
- «Elabora»: porta in ELABORA su questa mappa.
- «QR»: manda un materiale ai telefoni della classe (appendice).
- «Cartella»: apre la cartella della mappa nel Finder.
- I materiali, per genere: «Sintesi», «Fogli dei nodi», «Catena dei perché», «Quiz», «Flashcard», «Altri materiali» (un elenco vuoto non compare). Sono chiusi all'apertura; un clic sul titolo li apre.
Quasi ogni riga è un file della cartella della mappa, con il tipo (PDF, HTML) e la data, e tre icone: «Stampa», «Scarica una copia» (propone la cartella Download) e «Apri nel Finder». Qualche riga salvata solo dentro l'app non ha icone: nella colonna «Tipo» dice comunque PDF o HTML, si apre con un clic, ma da qui non si stampa né si scarica. Un clic sulla riga apre il documento nell'area grande, con i bottoni «Indietro», «Stampa», «Condividi (QR)» e «Apri nel Finder». Il cestino compare solo sulle copie (capitolo 7): un originale non si elimina da qui.


La voce «Stampabili», in fondo alla colonna, mette insieme gli stessi elenchi per tutte le mappe della classe e materia scelte, con una colonna «Mappa» in più: è la vista da aprire quando prepari le fotocopie della settimana.

ELABORA elenca le versioni modificabili (si corregge lì); INSEGNA elenca i file pronti (si stampa qui). Per questo una sintesi compare in ELABORA come testo da rivedere e, solo dopo che le hai dato la voce, in INSEGNA come «Sintesi con voce» da consegnare: sono lo stesso documento in due momenti della sua vita, e finché la voce non c'è in INSEGNA non si vede.
Le voci «Lavagna» e «Attività LIVE» aprono le attività con i telefoni degli allievi. Sono funzioni sperimentali, non abilitate per la classe in questo avvio d'anno: l'appendice racconta l'unica che ti mostro, «Domande a scelta».
Una fotografia come fonte
Questa è la funzione più giovane dell'app, nata ad agosto su richiesta di chi insegna storia: una fonte non è sempre un testo. Un manifesto, una caricatura, una pagina di quaderno, una lapide fotografata in gita: l'app la legge con l'AI e ne fa un dossier, cioè una scheda di analisi in quattro parti che tu correggi, e da quella scheda (non dalla foto) nascono domande aperte, flashcard e una sintesi. La mappa qui non c'entra: con una foto fra le fonti i bottoni «Mappa Mentale» e «Knowledge Graph» si spengono da soli, e il titolo viene dalla scheda.
- In CREA, premi «Documenti» e scegli la foto (JPG, PNG, o HEIC su Mac). L'app chiede «Che cosa sai di questa fonte?»: una riga facoltativa ma preziosa, perché ciò che scrivi qui l'AI lo tiene per vero («manifesto USA del 1942; i tre schiacciati sono Hitler, Mussolini e l'imperatore del Giappone»). Poi «Analizza».
- Dopo qualche secondo («Analizzo la fonte con l'AI… qualche secondo.») la pagina CREA lascia il posto alla scheda, «La fonte, prima di generare», con la foto in alto e quattro parti: «Carta d'identità» (genere, titolo o slogan, autore, data, luogo e lingua, tecnica), «Che cosa si vede» (descrizione, testo trascritto, elementi, linguaggio visivo, tipografia), «Che cosa vuole ottenere» (corrente, committente, destinatario, finalità, strategie persuasive, diffusione) e «Che cosa prova questa fonte» (che cosa dimostra, che cosa non mostra).



- Correggi quello che l'AI ha sbagliato o non ha visto: una data, un nome. Nella terza parte ogni riga deve dire che cosa, nell'immagine, la giustifica («— lo dicono lo slogan in maiuscolo e la scarpa»); le ipotesi senza un appiglio l'app le ha già scartate, perché un modello descrive bene e contestualizza male, e la parte che interpreta spetta a te.
- In fondo, i riquadri «Domande aperte» e «Flashcard»: quante per categoria (tre), da quali parti della scheda, con quali angolazioni; il riquadro «Sintesi» ha solo la spunta «Genera». Una riga dice il conto, «Questo dossier: circa 9 chiamate all'AI (4 + 4 + 1)».

- «Usa questa fonte» chiude la scheda (oppure «Non usare questa foto»), e «Genera materiali» fa il resto: nasce la cartella del dossier con «Analisi-fonte-… .pdf» (la scheda stampata, con la foto in testa), le domande aperte, le flashcard, la sintesi, e la foto originale in «Allegati».

Il preventivo dice «circa 9 chiamate», ma se lasci accesa la voce naturale il totale cresce: la voce ne fa una per ogni blocco di testo da leggere. Sul dossier di prova sono state 25 in tutto, in cinque minuti. Con la chiave gratuita non cambia nulla; con una chiave a pagamento, sono pochi centesimi.
La lettura delle immagini passa solo da Google: con l'altro servizio l'app lo dice e si ferma. Le foto dell'iPhone (HEIC) si convertono solo su Mac. Il file non può superare i quaranta megabyte.
In ELABORA e in INSEGNA
In ELABORA il dossier mostra la foto in piccolo e la riga «Analisi della fonte»; «Modifica» riapre la scheda come un editor, con «Annulla», «Rigenera materiali», «Crea PDF», «Salva» ed «Esci». «Rigenera materiali» rifà domande, flashcard e sintesi dalla scheda corretta, sovrascrivendo quelli di prima. In INSEGNA il dossier ha l'icona della fotografia e un comando in più, «Proietta»: la foto a tutto schermo per la lezione, con la rotellina che ingrandisce dove sta il mouse, il trascinamento per spostarla, i bottoni «−», «+», «Adatta», e «Affianca», che apre a destra la scheda, un foglio di domande o un mazzo di flashcard (il retro si scopre al clic). «A−» e «A+» rimpiccioliscono e ingrandiscono il testo del pannello.



La scheda corretta vive sul computer che l'ha generata: se porti la cartella del dossier su un altro computer, la foto e i materiali ci sono, ma «Modifica» e il pannello «Scheda» della proiezione dicono che la scheda non c'è, e la tendina «Domande aperte…» di «Affianca» resta vuota, perché anche i fogli di domande li ricorda solo il computer che li ha generati; le flashcard invece viaggiano con la cartella (è la situazione della macchina di prova di queste fotografie). Sto spostando scheda e fogli dentro la cartella, così viaggeranno con tutto il resto.
La Cabina
Il cerchio in alto a sinistra apre la «Cabina», la pagina delle impostazioni; la sua colonna ha tutto in vista. Le voci che userai: «Profilo insegnante», «Classi», «Aspetto e leggibilità», «Impostazioni AI», «Consumi AI», «Segnalazione». Le altre («Allievi» per il sostegno, «Consigli di studio», «Tutorial», «Termini & Condizioni», «Privacy», «insegnai.ch») sono da leggere con calma.
«Profilo insegnante»
Nome, anno scolastico, le sedi in cui insegni e soprattutto le materie («Aggiungi materia»): da qui vengono i nomi che compaiono nelle classi, nelle tendine di CREA e nelle cartelle su disco. Il «Ruolo professionale» è «Docente di materia» per quasi tutti; «Docente di sostegno / OPI» aggiunge al profilo la sezione «Profili individuali degli allievi» (le schede dei singoli allievi si creano comunque dalla voce «Allievi»). In fondo alla pagina c'è «Gestione cartelle», di cui parla il capitolo 11. Salva con «Salva profilo».

«Aspetto e leggibilità»
Il carattere dell'intera app, che vale per l'interfaccia e per tutto ciò che MappAI produce, mappe e fogli stampati compresi. Quattro scelte: «Space Mono» (quello di partenza), «TM Sans», un carattere ad alta leggibilità, «TM Alt», la sua variante dove le lettere che si scambiano più spesso (b d p q) sono disegnate diverse, e «Atkinson Hyperlegible», disegnato per chi vede poco. La pagina stessa si ridisegna nel carattere scelto: non serve un'anteprima. In ELABORA, poi, ogni documento può averne uno suo.

«Consumi AI»
Il registro di ogni richiesta fatta all'AI, mappa per mappa, con quante richieste e quanto testo è passato, e il costo che avresti sostenuto con una chiave a pagamento (il tasso «USD→CHF» si cambia lì). Il registro è un file sul tuo computer, e l'icona della cartella lo apre.

«Segnalazione»: come farmi sapere
È la voce che conta di più per una sperimentazione. Scegli che cosa vuoi segnalare («Interfaccia», «Generazione AI», «Salvataggio e file», «Bug o errore», «Suggerimento», «Altro»), racconta che cosa è successo, e premi «Prepara l'email»: l'app compone il messaggio, lo copia negli appunti e apre il tuo programma di posta con il mio indirizzo già scritto. Non parte niente da solo: lo rileggi e lo mandi tu. Nell'email vanno la categoria, il modello AI in uso, la versione dell'app, il tipo di computer e, in coda, gli ultimi tre errori che l'app ha annotato; il testo delle schede e i profili degli allievi non escono mai. Più sotto, «Errori registrati» mostra gli ultimi guasti che l'app ha annotato su disco: «Copia gli ultimi errori» li mette negli appunti, da incollare nella mail, ed è la cosa più utile che puoi mandarmi.

Le cartelle sul computer
Tutto quello che MappAI scrive sta in una cartella normale, «MappAI - file», di solito dentro «Documenti». Puoi aprirla, copiarla su una chiavetta, metterla in un backup: è tua. La struttura è questa, e la posizione nella gerarchia è il dato: una mappa sta in «Mappe › 4R › Scienze» perché è della 4R, di Scienze.
MappAI - file/ ├── Mappe/ │ ├── 4R/Scienze/Elettricità/ ← la cartella della mappa │ │ ├── Nodi/ un file di testo per ogni voce (.md) │ │ ├── Materiale Studio/ i PDF e le sintesi generati │ │ ├── Fonti/ il PDF originale e il suo testo │ │ ├── Allegati/ le immagini │ │ ├── Chat/ le conversazioni col tutor AI │ │ ├── index.yaml · links.json · vista.json file di servizio: non toccarli │ │ └── fonti_e_link.txt │ └── Generico/ le mappe fatte senza classe ├── Allievi/ le mappe fatte con un allievo attivo, e le sue tessere ├── Classi/ classi.json e i fogli delle tessere, in PDF ├── Attività di studio/ i resoconti delle attività col QR (appendice) ├── File condivisi/ vuota: funzione in pausa ├── Giardini/ vuota: «Knowledge Garden», in pausa (capitolo 12) ├── Diagnostica/ il registro degli errori └── Registro consumi AI/ il registro delle richieste
La cartella «Nodi» è la parte più curiosa: ogni voce della mappa è un piccolo file di testo con in testa poche righe di intestazione (fra due «---») e sotto il titolo e la descrizione. Si apre con qualunque editor di testo, e con Obsidian (un programma gratuito per leggere cartelle di note) la mappa diventa una raccolta di note sfogliabili. Puoi correggere il testo sotto il titolo e ritrovarlo nell'app alla prossima apertura della mappa, ma fallo con la mappa chiusa in MappAI, perché quando l'app salva riscrive ogni file con quello che ha in memoria e la tua correzione sparirebbe. Non toccare l'intestazione, i nomi dei file, né i file di servizio.

Quando elimini una mappa o un materiale dall'app (sempre riscrivendo il nome esatto), il file finisce nel Cestino del computer, da dove si recupera. Le uniche cose che l'app cancella da sola, senza passare dal Cestino, sono i file dentro «Nodi» che non corrispondono più a una voce della mappa: quelli delle voci che hai eliminato o fuso, ma anche una nota che avessi aggiunto tu a mano in quella cartella. Se vuoi scrivere note tue, tienile fuori da «Nodi».
Che cosa NON esiste (ancora)
Questo capitolo è il patto del capitolo 1 messo in pratica: un elenco di ciò che potresti cercare e non troverai, perché non c'è o perché c'è ma non è pronto. Per ognuno dico che cosa fare nel frattempo.
| Cercheresti… | Oggi | Nel frattempo |
|---|---|---|
| Un bottone per annullare una generazione | Non c'è: il velo non ha «Annulla». | Aspetta uno o due minuti; se hai sbagliato fonte, rigenera. |
| Un preventivo «questa generazione costerà N richieste» in CREA | Non si vede: il conto esiste, ma non è a schermo. | I numeri del capitolo 2; in ELABORA invece «Genera con l'AI» lo dice. |
| Un avviso «manca la chiave» all'avvio | Non c'è: lo scopri al primo «Genera Mappa» o «Genera materiali», con l'avviso «Inserisci un'API Key AI per continuare.». | Incolla la chiave prima (capitolo 2). |
| Un messaggio chiaro quando il credito di Google finisce a metà mappa | Per le mappe arriva un errore in inglese («RESOURCE_EXHAUSTED») oppure, se cade su un ramo, un ramo vuoto con dentro «Approfondimento …» e nessun avviso. | Se un ramo è vuoto, rigenera la mappa dopo le nove del mattino. |
| Trascinare un file sulla pagina CREA | Per i PDF, le foto e i testi non succede niente (l'unica cosa che si può trascinare è una mappa .json esportata dall'app, che si apre). | Il bottone «Documenti». |
| Le mappe di esempio al primo avvio | Non ce ne sono. | La prima la fai tu, in due minuti. |
| Aggiornamenti automatici, account, sincronizzazione fra computer | Non esistono, per scelta. | Ti mando io il file nuovo; la cartella «MappAI - file» si copia a mano. |
| «Knowledge Garden», «Studio attivo», «Revisione», «Graph manager» nelle Azioni Rapide | «Knowledge Garden» è in pausa; «Graph manager» e «Revisione» sono strumenti di servizio; «Studio attivo» è la versione senza QR di «Domande a scelta», sperimentale come quella. | Ignorale per la prova di settembre; il capitolo 6 dice quali voci servono. |
| Le attività via QR da fuori scuola («Internet») | Solo sulla Wi-Fi dell'aula; la modalità via Internet è ferma. | Appendice, quando sarà abilitata. |
| «Lavagna» e «Rispondi e Domanda» (tutor) con i telefoni | Esistono, ma restano fuori dalla prova di settembre. | — |
| La tabella «Attività già svolte» in INSEGNA › «Attività LIVE» | Resta vuota anche dopo una sessione (un difetto noto). | I resoconti sono nella cartella «Attività di studio». |
| Le foto dell'iPhone (HEIC) su Windows | Rifiutate. | Salvale come JPG. |
| Un menu dell'app in italiano (la barra «File», «Edit», «View») | È quello di serie, in inglese. | Non serve a niente: tutto sta nella pagina. |
Nessuna delle righe qui sopra è un limite di progetto: sono cose da fare, in un ordine che le vostre segnalazioni aiuteranno a decidere. La versione che avrete a Natale non sarà quella di settembre.
Sotto il cofano: come lavora l'AI
Per usare MappAI questo capitolo non serve: serve a chi, premuto il bottone verde, vuole sapere che cosa accade davvero nei minuti del velo. L'ho scritto rileggendo il codice, non ricordandolo; e siccome il modo più onesto di spiegare una macchina che legge è confrontarla con un lettore in carne e ossa, a ogni passo troverai il gesto umano corrispondente.
Prima dell'AI: la scheda diventa testo
Quando carichi la scheda, l'app non spedisce il file a nessuno: ne estrae il testo sul tuo computer, pagina per pagina, e mentre lo fa toglie le intestazioni e i piè di pagina che si ripetono, come faresti tu fotocopiando solo il corpo della pagina. A quel testo aggiunge il titolo che hai scritto in «TEMA CENTRALE:», le istruzioni dell'app e il livello di lettura della classe (grado, registro e le tue note); i nomi, come dice la tabella del capitolo 2, non partono mai. Questo pacchetto è il contesto: tutto ciò che l'AI sa della tua scheda sta lì dentro, e nient'altro.
La mappa: le quattro mosse di un buon lettore
La prima mossa è una lettura globale. L'app chiede all'AI un paragrafo introduttivo di al massimo quaranta parole che inquadri il tema, ed è la stessa cosa che fai tu quando sfogli una scheda nuova da cima a fondo prima di sottolineare qualunque riga: senza un'idea dell'insieme, ogni dettaglio sembra importante. Quel paragrafo diventa la descrizione della voce centrale della mappa, mentre sul velo si legge «Analisi introduttiva dell'argomento principale...».
La seconda mossa individua i temi portanti («Individuazione delle Macro-Categorie...»): da tre a sette macro-aree, chieste con due vincoli che un docente riconosce al volo. Il primo è l'atomicità: un titolo che tiene insieme due idee, come «Neutralità e Difesa», va spezzato in due aree distinte, perché un capitolo che parla di due cose non aiuta nessuno a orientarsi. Il secondo è il confine: per ogni area l'AI deve dichiarare che cosa le appartiene e mettere per iscritto che «cosa NON va in questo ramo». È il gesto di chi divide una scheda in capitoli e decide subito dove finirà il paragrafo ambiguo; se non lo decidi all'inizio, lo stesso concetto spunta in due punti della mappa. E se le aree le hai già in testa, puoi imporle tu dalla pagina CREA: l'AI è tenuta a includerle.
La terza mossa sviluppa un ramo alla volta: una richiesta per ciascuna macro-area, ed è per questo che il velo conta i rami uno per uno. A ogni richiesta l'AI riceve di nuovo tutta la scheda, ma con un perimetro stretto: deve costruire solo quel ramo, in un albero ordinato di voci figlie, e per ogni voce deve consegnare una descrizione fedele di trenta-cinquanta parole più uno o due brani copiati parola per parola dalla scheda. Sono i brani che ritrovi aprendo una voce della mappa: servono a te per verificare, e servono al metodo, perché chi è obbligato a citare non può andare a memoria.
L'ultima mossa è l'approfondimento («approfondimento ramo»). Finita la prima stesura, l'app torna sulla scheda e raccoglie le frasi rimaste fuori, quelle che nessuna voce ha ancora usato, e solo da quelle prova a ricavare qualche dettaglio in più per le voci di punta di ogni ramo. Ogni proposta passa un controllo severo: se ripete con altre parole ciò che la voce madre già dice, viene scartata; e se la scheda è troppo corta, il passo si salta per intero, perché è meglio nessun dettaglio di un dettaglio inventato. Anche qui il gemello umano c'è: è la rilettura mirata di chi, chiuso lo schema, riprende in mano il testo per chiedersi che cosa si è perso.
Due dettagli d'officina completano il quadro. Ogni risposta dell'AI viene controllata e, se arriva tagliata a metà, riparata prima di entrare nella mappa; e il conto resta piccolo: per una scheda normale l'intera costruzione fa in genere fra le otto e le quattordici richieste, in uno o due minuti.
I materiali non rileggono la scheda: rileggono la mappa
Finita la costruzione, la mappa diventa una cartella sul disco (capitolo 11): un file per ogni concetto, più l'elenco dei collegamenti. Ed è qui il punto che cambia il modo di lavorare: quando generi un quiz, le flashcard o le domande, l'app non torna alla scheda originale ma rilegge la mappa, ramo per ramo, con i titoli e le descrizioni delle sue voci. La sintesi è l'unica eccezione: oltre alla mappa riprende anche i brani della scheda che le voci avevano citato, perché una sintesi senza le parole del testo sarebbe il riassunto di un riassunto. La voce naturale, a sua volta, non legge la mappa ma la sintesi, un blocco di testo alla volta; e una fotografia (capitolo 9) non fa una mappa ma una scheda di lettura che confermi tu, dalla quale nasce il dossier.
Se i materiali nascono dalla mappa e non dalla scheda, un errore in mappa si copia in ogni quiz e in ogni sintesi generati dopo. È la ragione dell'ordine consigliato in questa guida: prima si corregge la mappa (capitolo 6), poi si generano i materiali (capitolo 7).
Appendice: la classe con il QR (sperimentale)
L'idea è questa: il computer del docente diventa per un'ora un piccolo server, gli allievi inquadrano un codice QR sulla lavagna e lavorano dal telefono, senza installare niente e senza registrarsi; alla fine il docente ha un resoconto. Fra le attività possibili ti racconto «Domande a scelta», che è la più vicina al cuore dell'app, perché non chiede all'allievo di rispondere a un test ma di leggere: legge i richiami della mappa (le domande, in tutte le angolazioni) e dice quali gli «accendono» qualcosa, poi sceglie a quali rispondere. Alla consegna scopre quali tipi di richiamo funzionano per lui, e il docente vede, per tutta la classe, quali argomenti e quali tagli sono stati evitati.
Non chiede niente all'AI: usa i fogli di domande già generati. Quello che serve è una classe attiva con le sue tessere (capitolo 4), la mappa aperta, e telefoni e computer sulla stessa rete Wi-Fi.
- Dalla mappa, «Azioni Rapide» › «MappAI Live» apre la finestra delle attività; la card «Domande a scelta».
- La finestra di avvio dice che cosa c'è («230 domande da 9 fogli. Ogni allievo ne legge una per argomento, per taglio e per genere.») e, se la mappa ha un solo tipo di domande, lo aggiunge («— solo domande a scelta multipla.»): in quel caso la sessione e la sua cartella si chiamano «Quiz a scelta»; se ci sono sia domande aperte sia a scelta multipla, scegli quali usare. Poi chiede poche cose: «Argomenti da scegliere (almeno)», «Risposte da scrivere (almeno)», e alcune spunte, fra cui «Alla consegna mostra il profilo dei tagli». «Avvia con QR».
- Compare la finestra «Sessione live» col QR e l'indirizzo; un clic sul QR lo mette a tutto schermo per la lavagna. Gli allievi inquadrano, scelgono il loro animale e scrivono il loro numero («Entra»): il contatore dice «1/20 entrati».
- «Avvia domande». Sul telefono: ① gli argomenti su cui si sentono sicuri; ② ogni domanda con i quattro bottoni «mi viene in mente subito», «so da dove partire», «mi dice qualcosa, ma vago», «non mi accende niente», e «Rispondo a questa» per prenderla; ③ le risposte, una alla volta; «Consegna».
- «Chiudi sessione» genera il resoconto («Report domande a scelta») e scrive tutto nella cartella «Attività di studio › 4R». Poi «Chiudi pannello» spegne il piccolo server, e i dati restano nella cartella («Ferma server» c'è solo finché la sessione è aperta).









Le regole della scuola sui dispositivi e sui dati degli allievi vanno verificate prima, e la rete dell'aula va provata (le reti scolastiche spesso impediscono ai telefoni di parlare col computer). E la funzione stessa è giovane: le fotografie qui sopra sono le prime scattate nell'app vera. Quando sarà il momento, lo faremo insieme.